1891

     

1891

Riesco a vederlo appena e già lo perdo.
L’abito nero stretto e decoroso
con sopra una mantella come tante,
la fronte bassa ed i baffettì radi,
cammina tra la gente della sera
senza guardar nessuno, pensieroso.
A un angolo di calle Piedras ordina,
come fa sempre, grappa brasiliana.
Qualcuno lo saluta. Non risponde.
C’è un antico rancore nei suoi occhi.
Ancora un isolato. Da un cortile
gli giunge una folata di milonga.
Quei fannulloni, sempre a dar sui nervi,
e andando non si accorge che si dondola.
La mano va all’ascella del gilè
e palpa la saldezza del pugnale.
Va a riscuotere un debito. È vicino.
Avanza qualche passo, poi si ferma.
Nel grande atrio c’è un fiore di cardo.
Sente il rumore del secchio nel pozzo
e quella voce che conosce bene.
Spinge il cancello che è rimasto aperto
come se l’aspettasse già qualcuno.
L’avranno ucciso quella stessa sera.

               Jorge Luis Borges

                             

              

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Il sonno

      

Il sonno

La notte impone a noi la sua fatica
magica. Disfare l’universo

le ramificazioni senza fine di effetti e di cause,che si perdono in quell’abisso senza fondo,il tempo.

La notte vuole che  stanotte oblii il tuo nome,i tuoi avi ed il tuo sangue, ogni parola umana ed ogni lacrima, ciò che potè insegnarti la tua veglia, l’illusorio punto dei geometri, la linea,il piano,il cubo,la piramide, il cilindro,la sfera,il mare,le onde,la guancia sul cuscino,la freschezza del lenzuolo nuovo, gli imperi, i Cesari,e Shakespeare e ancora più difficile,ciò che ami. Curiosamente, una pastiglia può svanire il cosmo e costruire il caos.

George Luis Borges 

 

El sueño

La  noche nos impose su tarea magica. Destejer el universo las ramificaciones infinitas de efectos y de causas, que se pierden en ese vertigo sin fondo, el tiempo. La noche quiete que esta noche olvides tu nombre,tus mayores y tu sangre, cada palabra humana y cada lagrima, lo que pudo ensenarte la vigilia, el ilusorio punto de los geometras, la linea, el plano, el cubo,la piramide, el cilindro,la esfera, el mar, las olas, tu mejilla en la almohada, la frescura de la sabana nueva… los imperios,los Cesares y Shakespeare y lo que es mas dificil,lo que amas. Curiosamente,una pastilla puede borrar el cosmos y erigir el caos.  

     George Luis Borges 

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Sonetto al vino

     

Sonetto al vino

In quale regno o secolo, sotto quale silente
congiunzione degli astri, in che segreto giorno
non salvato dal marmo sorse la fortunata
e singolare idea di inventare la gioia?
Con autunni di oro la inventarono. Il fiume
del vino scorre rosso per le generazioni
come il fiume del tempo e nell’arduo cammino
ci dona la sua musica, il fuoco, i suoi leoni.
Nella notte del giubilo o nel giorno infelice
esalta l’allegria o mitiga il timore
e il nuovo ditirambo che ora canto in sua lode
è stato già cantato dal persiano e dall’arabo.
Vino, insegnami l’arte di vedere la vita
come fosse già cenere in fondo alla mia memoria.

Jorge luis borges

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IL PALAZZO

    

    Lo splendido acquerello è di Titti grazie, cara!

IL PALAZZO
 
II Palazzo non è infinito.
I muri, i terrapieni, i giardini, i labirinti, le scalinate, i bal-
coni, le balaustre, le porte, le gallerie, i cortili circolari o ret-
tangolari, i chiostri, gli incroci, i pozzi, le anticamere, le ca-
mere, le alcove, le biblioteche, le soffitte, le prigioni, le cel-
le senza uscita e gli ipogei non sono meno numerosi dei
granelli di sabbia del Gange, ma il loro numero è finito. Dai
tetti a terrazza, verso occidente, c’è chi riesce a vedere le fu-
cine, le falegnamerie, le scuderie, gli arsenali e le capanne
degli schiavi.
A nessuno è dato percorrere se non una parte infinitesi-
male del palazzo. Qualcuno conosce solo le cantine. Possia-
mo percepire alcuni volti, alcune voci, alcune parole,
ma ciò che percepiamo è infimo. Infimo e meraviglioso insie-
me. La data che l’acciaio incide nella lapide e che i libri par-
rocchiali registrano è posteriore alla nostra morte;
siamo già morti quando non ci tocca più nulla, né una parola,
né un desiderio, né un ricordo. Io so che non sono morto.
 

Jorge luis Borges

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I Compadritos Morti

      

I COMPADRITOS MORTI

Continuano a sorreggere il loggiato
del Paseo de Julio, ombre vane
in eterno altercare con fraterne 
ombre o con quell’altra lupa, la fame.
Poi quando alla frontiera dei sobborghi
l’ultimo sole ingiallisce, fatali
e morti, tornano al loro crepuscolo,
alla loro sgualdrina e al pugnale.
Perdurano in apocrifi racconti,
in un modo d’andare, nell’arpeggio
di una corda, in un fischio, un’espressione,
in cose irrilevanti o oscure glorie.
Nell’intimo cortile della pergola,
quando la mano accorda la chitarra.

Jorge Luis Borges

          

 

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El mar

     

  (Clicca sulle immagini per ingrandire)

Il Mare

prima che il sogno (o la paura) ordisse
mitologie e cosmogonie,
prima che il tempo si coniasse in giorni,
il mare, il sempre mare, era e da sempre.
Ma chi è il mare? Chi è quell’impetuoso
essere antico che rode i pilastri
della terra ed è uno e molti mari,
ed è abisso e splendore e caso e vento?
Lo scopri sempre per la prima volta
se lo guardi, e ti dà quello stupore
delle cose elementari,le belle
sere, la luna, il fuoco di un falò.
Chi è il mare? E io chi sono? Lo
saprò il giorno che succede all’agonia.

    Jorge Luis Borges

     

Cliccate sulla foto, all’orizzonte tra la foschia,  stamani dal "mio mare" si intravedevono le Isole Eolie.

El Mar

Antes que el sueño (o el terror) tejiera
Mitologías y cosmogonías,
Antes que el tiempo se acuñara en días,
El mar, el siempre mar, ya estaba y era.
¿Quién es el mar? ¿Quién es aquel violento
Y antiguo ser que roe los pilares
De la tierra y es uno y muchos mares
Y abismo y resplandor y azar y viento?
Quien lo mira lo ve por vez primera,
Siempre. Con el asombro que las cosas
Elementales dejan, las hermosas
Tardes, la luna, el fuego de una hoguera.
¿Quién es el mar, quién soy? Lo sabré el día
Ulterior que sucede a la agonía.

    Jorge Luis Borges

    

       La luna

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Buenos Aires

Buenos Aires

Un tempo Ti cercavo ai tuoi confini,
dove sfiorì   la sera e la pianura
e nel cancello che serba un’antica frescura
di cedrina e gelsomini.
Eri nella memoria di Palermo,
nella mitologia di un suo passato
di carte e di pugnale,
eri nel bronzo
dorato degli inutili battenti
con l’anello e la mano. Ti sentivo
nei cortili del sud, nella crescente
ombra che lenta attenua la sua lunga
linea scura mentre declina il giorno.
Ora ti porto in me. Sei la mia vaga
sorte, le cose che la morte spegne.

Jorge Luis Borges

gelsomini – Sono belli, profumati, arbustivi o rampicanti, sempreverdi o a foglie decidue.

pianta cedrina – fragranza delle sue foglie che profumano di agrumi

Buenos Aires

E adesso la città quasi è una mappa
di tanti fallimenti e umiliazioni;
da questa porta ho ammirato i tramonti,
davanti a questo marmo ho atteso invano.
Qui l’indistinto ieri e l’oggi nitido

Mi hanno elargito gli ordinari casi
d’ogni destino; qui i miei passi intessono
il loro labirinto incalcolabile.
Qui l’imbrunire di cenere aspetta
il frutto che gli deve la mattina;
qui l’ombra mia si perderà, leggera,
nella non meno vana ombra finale.
Ci unisce la paura, non l’amore;
sarà per questo che io l’amo tanto.


Jorge Luis Borges

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