Baronerosso1

Baronerosso, non ho parole per descrivere il mio sgomento.
Do a te la parola con gli ultimi 2 commenti e il tuo affettuoso saluto in

Sensazioni Africane

Massimo Troisi – ‘O “ssaje comme fa ‘o core

     

'O "ssaje comme fa 'o core

Tu stive 'nzieme a n'ato
je te guardaje
e primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammura'
già s'era fatt' annanze 'o core.
"A me, a me" …
'o "ssaje comme fa 'o core
quann' s'è 'nnamurato …

Tu stive 'nzieme a me
je te guardavo e me dicevo …
comme sarrà succiesso ca è fernuto
ma je nun m'arrenno
ce voglio pruva'.

Po' se facette annanze 'o core e me ricette:
tu vuo' pruvà? E pruova,
je me ne vaco …
'o "ssaje comme fa 'o core
quanno s'è sbagliato

 Massimo Troisi

Attore che ho tanto amato per la sua semplicità e umanità. Come un amico che entra a casa tua e nel  farti compagnia ti diverte tantissimo.

‘a fenesta

‘a fenesta
 
E tengo na fenesta a pianterreno,
c’affaccia int’ a na strafa scanusciuta;
cu n’aria profumata, e na veduta,
ca si t’affacce, nun t’ ‘a scuorde cchiù.
 
Si stongo ‘e buonumore, affacci’ a mmare,
e veco semp’ ‘o stesso bastimento
ca parte chin’ ‘e fede e sentimento,
e c’ ‘a bandiera d’ ‘a sincerità.
 
Parte ciuro, e nun arriva maje.
Quanno s’abbìa, sabbìa c’ ‘o maistrale;
ma ncòccia sempre ‘o stesso tempurale,
‘o stesso maletiempo, e adda turnà!
 
Quanno senza speranza, e senz’ammore
m’affaccio e vec’ ‘o stesso bastimento,
nce mengo dinto ‘o core mio scuntento,
e c’ ‘o mare ntempesta dico: "Va".
 
Quann’è bontiempo, ognuno è marenaro
e se vulesse mettere a temmone…
C’ ‘o mare ncalma, tutte songo buone
‘e purtà nu vapore a passià.
 
Miéttece a buord’ ‘o bene ch’ ‘e vuluto,
e tutt’ ‘o chianto amaro ch’è custato…
Nisciunu bastimento s’è affunnato
quanno ce’ ‘e miso a buordo ‘a Verità. 
 
Eduardo De Filippo

1947
 
[scuorde: dimentichi; s’abbìa: s’avvia; maistrale: maestrale; ncòccia: intoppa: nce mengo dinto: ci butto dentro; temmone: timone; passià: passeggiare; chianto: pianto; affunnato: affondato] 
 

1891

     

1891

Riesco a vederlo appena e già lo perdo.
L’abito nero stretto e decoroso
con sopra una mantella come tante,
la fronte bassa ed i baffettì radi,
cammina tra la gente della sera
senza guardar nessuno, pensieroso.
A un angolo di calle Piedras ordina,
come fa sempre, grappa brasiliana.
Qualcuno lo saluta. Non risponde.
C’è un antico rancore nei suoi occhi.
Ancora un isolato. Da un cortile
gli giunge una folata di milonga.
Quei fannulloni, sempre a dar sui nervi,
e andando non si accorge che si dondola.
La mano va all’ascella del gilè
e palpa la saldezza del pugnale.
Va a riscuotere un debito. È vicino.
Avanza qualche passo, poi si ferma.
Nel grande atrio c’è un fiore di cardo.
Sente il rumore del secchio nel pozzo
e quella voce che conosce bene.
Spinge il cancello che è rimasto aperto
come se l’aspettasse già qualcuno.
L’avranno ucciso quella stessa sera.

               Jorge Luis Borges

                             

              

A Gigia randagia

          

A UN GATTO

Non è più silenzioso il quieto specchio
né più furtiva l’alba avventurosa;
tu sei sotto la luna la pantera
che è dato intravedere da lontano.
Per arcano volere di un decreto
divino, ti cerchiamo inutilmente;
più remoto del Gange e del ponente
tu sei una solitudine e un segreto.
La tua groppa asseconda la carezza
della mia mano lenta. Hai tollerato,
da quella eternità che è quasi oblio,
l’amore della mano diffidente.
È un altro tempo il tuo. Tu sei padrone
di una regione chiusa come un sogno.

      
              Jorge Luis Borges

A UN GATO
 
No son mas silenciosos los espejos
ni mas furtiva el alba aventurera;
eres, bajo la luna, esa pantera
que nos es dado divisar de lejos.
Por obra indescifrable de un decreto
divino, te buscamos vanamente;
mas remoto que el Ganges y el poniente,
tuya es la soledad, tuyo el secreto.
Tu lomo condesciende a la morosa
caricia de mi mano. Has admitido,
desde esa eternidad que ya es olvido,
el amor de la mano recelosa.
En otro tiempo estàs. Eres el dueno
de un àmbito cerrado comò un sueno.

         
         Jorge Luis Borges

 

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Sonetto al vino

     

Sonetto al vino

In quale regno o secolo, sotto quale silente
congiunzione degli astri, in che segreto giorno
non salvato dal marmo sorse la fortunata
e singolare idea di inventare la gioia?
Con autunni di oro la inventarono. Il fiume
del vino scorre rosso per le generazioni
come il fiume del tempo e nell’arduo cammino
ci dona la sua musica, il fuoco, i suoi leoni.
Nella notte del giubilo o nel giorno infelice
esalta l’allegria o mitiga il timore
e il nuovo ditirambo che ora canto in sua lode
è stato già cantato dal persiano e dall’arabo.
Vino, insegnami l’arte di vedere la vita
come fosse già cenere in fondo alla mia memoria.

Jorge luis borges

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IL PALAZZO

    

    Lo splendido acquerello è di Titti grazie, cara!

IL PALAZZO
 
II Palazzo non è infinito.
I muri, i terrapieni, i giardini, i labirinti, le scalinate, i bal-
coni, le balaustre, le porte, le gallerie, i cortili circolari o ret-
tangolari, i chiostri, gli incroci, i pozzi, le anticamere, le ca-
mere, le alcove, le biblioteche, le soffitte, le prigioni, le cel-
le senza uscita e gli ipogei non sono meno numerosi dei
granelli di sabbia del Gange, ma il loro numero è finito. Dai
tetti a terrazza, verso occidente, c’è chi riesce a vedere le fu-
cine, le falegnamerie, le scuderie, gli arsenali e le capanne
degli schiavi.
A nessuno è dato percorrere se non una parte infinitesi-
male del palazzo. Qualcuno conosce solo le cantine. Possia-
mo percepire alcuni volti, alcune voci, alcune parole,
ma ciò che percepiamo è infimo. Infimo e meraviglioso insie-
me. La data che l’acciaio incide nella lapide e che i libri par-
rocchiali registrano è posteriore alla nostra morte;
siamo già morti quando non ci tocca più nulla, né una parola,
né un desiderio, né un ricordo. Io so che non sono morto.
 

Jorge luis Borges

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El mar

     

  (Clicca sulle immagini per ingrandire)

Il Mare

prima che il sogno (o la paura) ordisse
mitologie e cosmogonie,
prima che il tempo si coniasse in giorni,
il mare, il sempre mare, era e da sempre.
Ma chi è il mare? Chi è quell’impetuoso
essere antico che rode i pilastri
della terra ed è uno e molti mari,
ed è abisso e splendore e caso e vento?
Lo scopri sempre per la prima volta
se lo guardi, e ti dà quello stupore
delle cose elementari,le belle
sere, la luna, il fuoco di un falò.
Chi è il mare? E io chi sono? Lo
saprò il giorno che succede all’agonia.

    Jorge Luis Borges

     

Cliccate sulla foto, all’orizzonte tra la foschia,  stamani dal "mio mare" si intravedevono le Isole Eolie.

El Mar

Antes que el sueño (o el terror) tejiera
Mitologías y cosmogonías,
Antes que el tiempo se acuñara en días,
El mar, el siempre mar, ya estaba y era.
¿Quién es el mar? ¿Quién es aquel violento
Y antiguo ser que roe los pilares
De la tierra y es uno y muchos mares
Y abismo y resplandor y azar y viento?
Quien lo mira lo ve por vez primera,
Siempre. Con el asombro que las cosas
Elementales dejan, las hermosas
Tardes, la luna, el fuego de una hoguera.
¿Quién es el mar, quién soy? Lo sabré el día
Ulterior que sucede a la agonía.

    Jorge Luis Borges

    

       La luna

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Buenos Aires

Buenos Aires

Un tempo Ti cercavo ai tuoi confini,
dove sfiorì   la sera e la pianura
e nel cancello che serba un’antica frescura
di cedrina e gelsomini.
Eri nella memoria di Palermo,
nella mitologia di un suo passato
di carte e di pugnale,
eri nel bronzo
dorato degli inutili battenti
con l’anello e la mano. Ti sentivo
nei cortili del sud, nella crescente
ombra che lenta attenua la sua lunga
linea scura mentre declina il giorno.
Ora ti porto in me. Sei la mia vaga
sorte, le cose che la morte spegne.

Jorge Luis Borges

gelsomini – Sono belli, profumati, arbustivi o rampicanti, sempreverdi o a foglie decidue.

pianta cedrina – fragranza delle sue foglie che profumano di agrumi

Buenos Aires

E adesso la città quasi è una mappa
di tanti fallimenti e umiliazioni;
da questa porta ho ammirato i tramonti,
davanti a questo marmo ho atteso invano.
Qui l’indistinto ieri e l’oggi nitido

Mi hanno elargito gli ordinari casi
d’ogni destino; qui i miei passi intessono
il loro labirinto incalcolabile.
Qui l’imbrunire di cenere aspetta
il frutto che gli deve la mattina;
qui l’ombra mia si perderà, leggera,
nella non meno vana ombra finale.
Ci unisce la paura, non l’amore;
sarà per questo che io l’amo tanto.


Jorge Luis Borges

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Tango della passione

               

Per la categoria "poetango" sono lieta di presentare la poesia dell’amica Angelvenus

TANGO DELLA PASSIONE

Cuore contro cuore…occhi negli occhi…respiro contro respiro
Due corpi in simbiosi perfetta, pelle contro pelle…sensuale contatto

Fruscìo di seta nera sotto le mani che avvolgono, femmina seducente
Cosce contro muscoli tesi, sangue bollente, maschio affascinante

La musica vibra nelle viscere, movimento languido, passi d’amante
Scivola la passione sul terreno dei sensi, ammaliante danza peccatrice

Sguardi fissi negli abissi dell’anima, battiti selvaggi al ritmo delle note
Spudorato volteggiare, di carne contro carne, ardente desiderio di perdersi

Perle di sudore scivolano su morbidi seni, fianchi si cercano…si sfiorano
Testa rovesciata, capelli liberi come fili nel vento, suadente abbraccio

In un crescendo di sensazioni, s’incendiano attimi di sublime piacere
Fermi nel tempo, due corpi…due anime…nel Tango della Passione!

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